chanelsonia
Fuori di testa

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Per me entrare in uno zoo è come entrare in un carcere. Lo si guardi come si vuole, ma il giardino zoologico è, prima di tutto, un carcere di animali; anzi un ergastolo, perchè i prigionieri sono condannati a vita. E non è detto che i detenuti, per il fatto che sono animali, non soffrano dello stato in cui ci si trovano. Patiscono, invece, e moltissimo; e noi non ce ne accorgiamo solo perchè non abbiamo l'abitudine di metterci nei loro panni. Perchè soffrono? Prima di tutto soffrono moralmente della perdita della libertà.
Se consideriamo il loro aspetto materiale, è probabile che molti animali abbiano più da guadagnare che da perdere dalla clausura nei serragli. Chi solo per poco conosce il mondo della natura, sa che la vita degli animali in libertà è una cosa affannosa al cibo, un insieme di stenti, di privazioni, di paure, di ansie; mentre negli zoo, essi sono protetti e hanno vitto e alloggio assicurati fin che campano.
Tutto sommato sembrerebbe un affare. Eppure gli animali non "ci stanno" e dimostrano la loro protesta contro la carcerazione nel modo più eloquente e patetico: rinunciando all'amore e alla generazione.
Ciò significa che gli animali difficilmente si riproducono in cattività, perchè, rendendosi conto della costrizione, non vogliono mettere al mondo dei prigionieri. Sembra quasi che la natura stessa, attraverso di loro, dica che la vita non vale nulla senza il bene della libertà.
Gli animali, si creda o no, hanno la loro dignità e non amano essere messi alla berlina.
Mi ricordo sempre di quel che mi disse la guardia del parco nazionale d'Abruzzo, una volta che si parlava di lupi: che i lupi, quando vangono catturati e messi in gabbia, per molti giorni "rifiutano il cibo" e spesso si lasciano morire di fame. Vi immaginate l'animale famelico, dominato da una fame infinitamente più grande del suo stomaco, che una volta chiuso tra le sbarre di una gabbia rinuncia al cibo? E' un atteggiamento che dovrebbe far pensare.
Nell'acquarium di Miami, uno dei più belli al mondo, volli assistere allo spettacolo del pasto ai pescecani i quali, in fatto di fame, non hanno nulla da invidiare ai lupi. All'ora del pasto delle "belve", quando i guardiani gettarono nel canale grossi pesci squartati, che immediatamente tinsero l'acqua di rosso, i pescecani invece di avvicinarsi come m'ero aspettata tirarono via con un'espressione che sembrava di disgusto continuando nel loro infaticabile girotondo in cerca di un buco per scappare.
Dietro le sbarre degli zoo, gli animali certamente "si vergognano".
Quante volte ho cercato di proposito di fissare negli occhi le belve più orgogliose, leoni, tigri, pantere, leopardi; e spesso mi sono accorta della loro "umiliazione" che li spingeva a nascondersi nei covili.
Le sofferenze degli animali nei giardini zoologici risalgono al momento della loro cattura da parte dei mercanti. La cattura delle giraffe nelle distese africane è uno dei tanti esempi classici: scene di cacciatori a bordo di jeep lanciate all'inseguimento, che agitavano nell'aria i lacci alla maniera dei cow-boys. Sfinite dalla corsa, le giraffe piegavano il lungo collo all'inesorabile cappio e rovinavano a terra anelanti, gli occhi imbambolati e subito i cacciatori si precipitavano su di esse, armati di lunghe siringhe con liquidi ipnotici: le iniezioni vengono praticate per evitare che esse muoiano di spavento, come accade di solito.
Immaginatevi poi le torture dei lunghi trasporti attraverso il mondo per giungere nei penitenziari che possono essere lontanissimi dalle condizioni ambientali d'origine. Anche a questo si pensa raramente guando si visitano i giardini zoologici: che gli animali, quasi sempre esotici, soffrono per un clima cui non possono certo adattarsi. Pensiamo come deve sentirsi un orso polare in luglio a Roma o a Palermo, tanto per fare esempio tra mille.
Si dice che gli zoo abbiano uno scopo didattico, ma io non ne sono affatto convinta.
Nei giardini zoologici il pubblico non impara a conoscere gli animali nella loro verità che è la vicenda allo stato naturale, delle lotte, degli amori, della loro caccia; ma assiste allo spettacolo di fantocci di animali estraniati dal loro mondo, che non hanno più valore che se fossero impagliati.
Sono l'illusione di animali vivi.
 
Sonia
 
 
 
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Postato alle 23:29 del giovedì, 28 febbraio 2008


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